City-Rom: questione di zingari
Giovedì, 15 Maggio 2008
In questi giorni è tornato alla ribalta uno dei problemi più spinosi e difficili da affrontare, vissuto da tutti noi in primo piano, giorno dopo giorno: i Rom.
Comunemente chiamati zingari, il popolo Rrom può essere suddiviso - in base alla lingua parlata - in 3 rami:
- Rrom: l’80% della popolazione, che parla tuttora la lingua rrom (con due erre).
- Sinté o Sinti: la cui lingua è influenzata dall’italiano tanto da esser detti Sinti piemontesi o lombardi.
- Kalé o Gitani: hanno perduto l’uso della lingua rrom e vivono in Spagna e Sud America.
Evitando di fare i soliti discorsi buonisti di “speranza d’integrazione” e nemmeno quelli razzisti di “popolo da emarginare e discriminare”, non si può certo negare che convivere con un campo nomadi nelle vicinanze o i semafori invasi da mendicanti sia facile, anzi. Direi insopportabile.
COSA SAPPIAMO ESATTAMENTE DI LORO?
Nulla di preciso, ovviamente. Sapevate ad esempio che provengono dall’India? E che non hanno niente in comune con i Romeni? E che sono stati deportati nei campi di concentramento dai nazisti?
Facendo uno stupido “quiz” in cui associamo delle parole, potrebbero saltar fuori: elemosina, rubare, rame, sporcizia, degrado, bambini, povertà, chitarra, baracche, roulotte, Mercedes, BMW, ozio, truffa, rapine, musica, case svaligiate, lettura della mano, vestiti sgargianti, scippi, violenze sessuali, furbizia, pigrizia, auto senza assicurazione, sfruttamento.
WHAT ELSE?
Mi sforzo di cercare qualcosa di “positivo” e, mi spiace ammetterlo, non trovo nulla. Qualcuno di voi potrà accusarmi di razzismo e ignoranza nei riguardi di una popolazione di circa 15 milioni di persone, sparse per tutto il mondo. Ammettiamolo: abbiamo paura.. dei loro segni sui nostri citofoni, degli sguardi alle fermate del tram o degli accampamenti in suolo pubblico. Vi sentireste tranquilli nel far giocare i vostri figli nel parco adiacente un campo rom? Lascereste la vostra auto in zone limitrofe? No, vero?!
Mi è già successo di vedere un parcheggio occupato abusivamente con camper, tende, fili per il bucato e panni stesi. Gli uomini a bere, mangiare e fumare o rubare rame. Le donne e i bambini in cerca di monete, fuori dai supermercati, nelle vie del centro. Come si fa a vivere così?
DOMANDE SCIOCCHE
Perchè devono sempre sfruttare le risorse altrui? Non possono cercare una casa e un lavoro onesto, abbandonando le tende e la vita di strada? Perché si devono attaccare all’energia elettrica o all’acqua potabile, senza pagare?
La causa potrebbe essere la mancata integrazione con le leggi e il modo di vivere delle nazioni che li “ospitano”. La paura causa rivolte e rappresaglie come negli scorsi giorni a Napoli, o mesi fa a Roma. Gli italiani si fanno giustizia da soli, come dei Renegade dalla fiamma facile. E i campi nomadi bruciano.
Torino NON è riuscita ad integrare la popolazione rom. Quanti campi abusivi ritroviamo sulle sponde dei fiumi, in vecchie fabbriche abbandonate o nell’estrema periferia? Perché non si riesce a regolamentare la loro vita con le leggi - a noi imposte e a loro no - italiane?
Siamo al collasso. L’afflusso di rom dalla Romania e dal resto di Europa, non aiuta di certo la cosa. C’è bisogno di sicurezza, controlli, arresti giusti e punizioni certe. Per tutti. Ma anche di umanità, rispetto, fratellanza e lavoro. Per tutti.
Intanto la Lega si scaglia contro Chiamparino: “Aiuta i torinesi, non i rom”. Questo perchè il Comune di Torino avrebbe deciso di contribuire a pagare una parte dell’affitto agli zingari, pur di farli vivere in appartamento.
Stiamo scherzando? Ecco cosa dice La Stampa, nell’articolo “Basta case ai nomadi le riducono a bivacchi”.
Voi, cosa ne pensate?
6 commenti a “City-Rom: questione di zingari”
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Ciao! sono anche io di Torino.
I rom sono un argomento delicato, diventato ormai un problema delle nostre città. Non solo Torino è occupata da questa gente ma molte altre città italiane. Hanno una forte cultura e profonde radici , arrivano dall’India, lo so, e si sono allargati in tutta l’Europa. Non è facile accettarli proprio perchè invadono i nostri luoghi, utilizzano le nostre risorse senza contribuire a nulla. So per certo che a Torino come in altre città ci sono dei campi nomadi regolarizzati e supervisionati dal comune; a Torino sono più di 1000 ma sono circa 800 quelli abusivi. I campi regolarizzati sono un buon metodo per tenerli sotto controllo, ma a mio avviso non dovrebbero proprio esserci. Se si occupa un territorio del comune e non si hanno certezze e sicurezze alle spalle, come ad esempio uno stipendio fisso, perchè gli si danno queste possibilità? Perchè io devo per forza avere un lavoro, uno stipendio fisso, una casa regolarmente pagata e tutto in regola e loro, che si conoscono bene le attività che fanno (dal NIENTE a quelle illegali) devono beneficiare di compassione, pietà e di aiuti?
Non sono razzista con chi viene nel mio paese e contribuisce al suo sviluppo e cerca un’integrazione, ma sono razzista con chi vuole occupare i nostri territori e fare il padrone pur non essendo a casa sua., invadendo i miei spazi e rompendomi le scatole quando sono ferma al semaforo che ascolto serena la musica, magari in una calda giornata d’estate, costretta a tirare su il finestrino altrimenti mi entrano pure in auto.
E’ un argomento delicato ma deve essere affrontato e risolto e che il Chiampa pensi a noi piuttosto che a loro. In certi casi vorrei vivere in veneto dove condividono certe miei idee.
Un saluto,
Barbara
Barbara,
approvo quel che dici. Fino a quando erano un numero accettabile, con fatica, li si accettava.. ora, invece, siamo letteralmente in balia di chi vuol comandare a casa d’altri.
Stiamo diventando razzisti o abbiamo paura di essere calpestati e derisi, da chi non sa cosa vuol dire lavorare e pagare le tasse?
non credo sia la paura di essere derisi a farci muovere, ma più una sorta di razzismo incrollabile. Quando vedi che tu fai tutto per bene e chi è vicino a te fa il contrario e viene anche trattato con un certo rispetto che non si merita, diventa difficile capire il perché e accettare questa condizione. Siamo stufi, forse. Stufi di essere trattati così, di non avere una giustizia decente, di non vedere delle pene in pratica, stufi di vedere il nostro territorio invaso da gente che non fa nulla e ha la strafottenza di occuparlo e il coraggio di chiedere rispetto e altro. In Italia è sempre stato un problema l’immigrazione ma alcuni popoli sono venuti qui e si sono adattati e integrati, proprio come noi abbiamo fatto quando i nostri nonni sono andati all’estero. Certo è faticoso, ma è l’unica cosa da fare. Non puoi andare a casa degli altri e fare il padrone. Non puoi proprio.
A me piange il cuore a vedere ad es la pellerina invasa da certa gente la domenica che fa le grigliate: quello è il parco più grande d’Europa e anche molto ben servito e lo stanno distruggendo così, oltre al fatto che siamo in molti a rinunciarci. Perché devo rinunciare alle mie cose? Per gente che non mi da nulla? NO!
Mi vergogno a volte, ma vedere che certe persone mi stanno rovinando le mie cose, crea in me un senso di razzismo. A volte estremizzo e penso che chi non ha un lavoro e non contribuisce dovrebbero buttarlo fuori, chi ruba stupra e altro deve scontare una pena. Chi viene qui sono persone che per un furto si sono fatti 5 anni e poi hanno deciso di venire qui perché in Italia per un furto con la condizionale non ti fai manco un mese.
Forse sì, sono razzista.
Non li volete nei campi e non li volete nelle case. Ma allora dove cavoli dovrebbero stare? Sotto terra, forse?
Pagare cosa? Lo sa il sig. Chiamparino che ci sono famiglie Italiane che dormono in macchina?
Mah!
Rispondendo ad Alessandro,
Vorrei dire che una soluzione di integrazione va trovata. Siamo esseri umani liberi e - in teoria - uguali.
Se si appartiene ad una società, però, bisogna sottostare a delle regole necessarie.
Non si può pretendere di far parte di uno stato - Italia, Francia o Spagna che sia - e vivere alle spalle di altri. Senza regole, senza pagar le tasse, facendo crescere i propri figli in discariche, tra spazzatura e topi, ecc.
Non è razzismo.. ma realtà.